Il mal di denti e la trasparenza

28 Set

E’ un sabato sera di quelli fortunati, uno di quelli in cui la Grande Nana (GN) si offre di tenere la Nana1 (N1) e lascia liberi me e la Nana2 (N2).

Liberci di vivere un sabato sera da coppia, di andare in un posto adatto a degli adulti e non calibrato su una bambina di sei anni, liberi di viverci una serata senza capricci e interruzioni continue alla conversazione, insomma, liberi anche di farci una trombata decente con annessa dormita al mattino dopo.

Bello, vero? No, ovviamente no. Non bello perchè alle sette e mezzo del mattino successivo la Nana si sveglia urlando col mal di denti (ne riparleremo poi), la Grande Nana prova a darle una medicina, la Nana non la vuole e quindi GN per non saper nè leggere nè scrivere si attacca al telefono e ci chiama.

 
GN: “La bimba ha il mal di denti, vieni qui”
N2: “Ma gliel’hai data la medicina?”
GN: “Ci ho provato ma non la vuole. Vieni qui”.

Se non fossi un padre anomalo, avrei fatto quello che avrebbe POTUTO fare un padre normale: avrei preso la cornetta, agguantato la suocera, e detto senza troppi giri di parole “senta un po’, le dia la medicina. Se fa storie, me la passi. Se non la vuole prendere, vuol dire che il mal di denti le piace”. Dopodichè, con tutta probabilità avrei discusso col Cuor di Mamma della mia compagna. Mi sarei rovinato sicuramente la mattinata, ma almeno per la prossima volta la suocera avrebbe imparato a togliersi le dita dal culo da sola e la Nana avrebbe capito che quando la nonna dice “amore prendi quella medicina” la medicina va presa, se vuoi stare meglio.

Però sono un Padre Anomalo. Non conto un cazzo. Non ho poteri decisionali nè educativi. Ergo, ci si alza, non si fa nemmeno colazione, e si va dalla suocera (a venti minuti di auto).

Arriviamo sul posto. Nana tranquilla che guarda la televisione, Grande Nana tranquilla che legge il giornale nella stanza accanto. Sorvolo sui convenevoli e sulle ovvie moine che N2 elargisce a N1, prontamente seguite da una supposta di antidolorifico. Provo comunque a ricavare qualcosa da una giornata rovinata:

 
PA: “Amore, perchè non hai voluto prendere la medicina?”

La nana si gira e mi guarda, dieci secondi di sguardaccio, dopodichè in assoluto silenzio si rimette a guardare la televisione. Reitero la domanda, tranquillamente. “Amore, ti ho fatto una domanda: perchè non hai voluto prendere la medicina?”. Altro sguardaccio, non si degna nemmeno di una risposta.

Se fossi un padre, mi sarei potuto alzare, spengere la TV e chiedere quella benedetta risposta. Se non venissi lasciato solo, avrei avuto una compagna che placidamente mi sarebbe venuta accanto e avrebbe detto “Amore, papà ti ha fatto una domanda, vuoi rispondere per favore?”

Ma io non conto un cazzo. Quindi ci si aspetta che mi alzi alle sette del mattino, che venga ignorato, mentre le due donne di casa sciamano intorno alla bambina parlandole di tutt’altro, lasciandomi lì come un completo deficiente.

Non saprò mai perchè la bambina non ha voluto la medicina. So solo che il mio risveglio alle sette e mezza non è servito a niente, se non ad accontentare un capriccio di due bambine, una di sei anni e una che passa i settanta.

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